"La democrazia minata" di Ezio Mauro
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Scritto da Leonardo Moggi
Martedì 19 Ottobre 2010 10:48

 

L´Italia del 2010 è un paese che sta diventando povero dal punto di vista economico e ancora di più da quello culturale, dominato com´è da quella che il direttore di Repubblica Ezio Mauro definisce “la grande anomalia berlusconiana”.

Il testo sopra riportato è stato estratto dal sito di Libertà e Giustizia, titolare dei diritti di utilizzo.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Ottobre 2010 21:36
 
"Berlusconi nel mondo" di Steve Scherer
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Scritto da Marco Tani
Martedì 19 Ottobre 2010 10:44

 


Scherer ci presenta un'immagine abbastanza stanca e poco interessata alle vicende personali del Premier Italiano all'estero, usate principalmente per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi interni ben più seri.

Oltretutto il peso internazionale dell'Italia è molto calato a causa delle variazioni geopolitiche recenti, della politica spregiudicata ed amorale, assieme agli atteggiamenti da "pacca sulla spalla" adottata dal Premier Italiano, nonchè dai rapporti con leader controversi come Putin. Non vanno meglio i rapporti a livello commerciale con gli Stati Uniti, il cui rapporto privilegiato con il Premier e Bush da una parte è stato una miniera d'oro politica, dall'altro non ha dato i frutti sperati.

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Ottobre 2010 17:59
 
"La povertà della politica" di Marco Revelli
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Scritto da Leonardo Moggi
Martedì 19 Ottobre 2010 10:42


Leggiamo poco, ci informiamo ancora meno, guardiamo troppa tv e siamo sempre meno attratti dalla politica. A dirlo, citando cifre, statistiche e classifiche, è il presidente della Commissione di indagine sull´Esclusione Sociale Marco Revelli: «Il numero degli indigenti ha ormai oltrepassato la soglia degli 8 milioni», sostiene.

«Da vent´anni camminiamo su un piano inclinato», spiega l´economista Revelli, «anche se fino all´esplosione della crisi le aziende facevano grandi profitti, che non producevano né aumenti di salario per i dipendenti né investimenti sul futuro». Sono i segni di un paese in declino, la sensazione di camminare verso un baratro oggi è forte e diffusa.

Il testo sopra riportato è stato estratto dal sito di Libertà e Giustizia, titolare dei diritti di utilizzo.

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Ottobre 2010 21:37
 
"La costruzione di un regime" di Marco Travaglio
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Scritto da Diego Cadau
Martedì 19 Ottobre 2010 10:40


Marco Travaglio esordisce con: “Berlusconi non ha idee, ha interessi”. È la frase che Indro Montanelli pronunciò, quando si consumò il divorzio con il Cavaliere. “Nessuno pensi che il berlusconismo sia un’ideologia ben organizzata – dice il giornalista che è appena diventato vicedirettore de Il Fatto Quotidiano – è semplicemente un adattamento, work in progress, alle vicende miserabili di un uomo solo, inseguito dal suo passato, da cui ogni tanto rischia di essere raggiunto”. Tutto questo non accadrebbe, continua, “se questo paese non si fosse trasformato in un gigantesco scudo umano a protezione della figura di B. Aspettiamo inermi la prossima legge ad personam, la quarantesima, quella sulla giustizia che lo salverà ancora una volta dai guai”. Sono 105 le leggi vergogna approvate in questi 16 anni. Quando scese in campo, ricorda Marco Travaglio, disse, Se non entro in politica, vado in galera. “Oggi, quella frase si può aggiornare così: se non resto in politica, a palazzo Chigi, vado in galera”. E se quella frase può essere aggiornata, dice il giornalista, “è anche a causa di chi dovendo fare opposizione, non ha fatto nulla”.

Il testo sopra riportato è stato estratto dal sito di Libertà e Giustizia, titolare dei diritti di utilizzo.

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Ottobre 2010 21:37
 
"La neolingua dell'età berlusconiana" di Gustavo Zagrebelsky
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Scritto da Leonardo Moggi
Martedì 19 Ottobre 2010 10:37

 

Le considerazioni che seguono sono sotto il segno di un celebre motto di Friedrich Schiller: «La lingua poeta e pensa per te». Nella lingua del nostro tempo, si nota la presenza sovrabbondante di un lessico che non sarà certo quello di Schiller ma è forse piuttosto quello di Berlusconi, dei suoi e dei loro mezzi di comunicazione che si esprimono come lui. E noi abbiamo cominciato a parlare come loro. Ciò può essere interpretato come un´intrusione nel nostro modo d´essere e di comunicare, oppure come un´emersione, che non crea nulla, ma solo dà voce. In questo secondo caso, la radice sarebbe più profonda, la malattia più pervasiva. In ogni caso, l´uniformità della lingua, l´assenza di parole nuove, l´ossessiva concentrazione su parole vecchie e la continua ripetizione, sintomi di decadenza senile, è tale certo da produrre noia, distacco, ironia e pena ma ñ molto più grave ñ è il segno di una malattia degenerativa della vita pubblica che si esprime, come sempre in questi casi, in un linguaggio kitsch, forse proprio per questo largamente diffuso e bene accolto.

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Ottobre 2010 21:38
 
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